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Intervista a Maurizio Faulisi 
zoom
Titolo Intervista a Maurizio Faulisi
Descrizione Dr Feelgood/Fowleasy risponde alle nostre domande
Inviata da antlon

Dj, musicista, motociclista, divulgatore di buona musica... ma chi è Maurizio Faulisi?

Alla tua lista in realtà va aggiunto ancora qualcosa, ‘day job’ a parte, ovvero la mia attività nel campo del teatro e cinema, per quasi tutti gli anni ‘80 ho studiato recitazione, lavorato in un paio di spettacoli teatrali e partecipato a un buon numero di film (soprattutto indipendenti, ma anche di ‘serie A’). Credo però che qui si debba parlare di musica, no? Allora racconterò il mio rapporto con essa e ancora di più con la radio, ma con una doverosa nonché unica divagazione, giusto perché l’hai accennato tu: ho sempre amato le moto, ma ne posseggo una vera soltanto da qualche anno, in passato c’era ‘solo’ una Vespa e qualcos’altro di simile…

E veniamo alla musica. Musicista non lo sono mai stato, ho troppo rispetto per i veri musicisti perché possa definirmi tale… quello che faccio è passare un po’ del mio tempo libero divertendomi cantando e suonando la chitarra e, quando capita, cercando di far divertire magari anche altri (in alcuni casi ce l’ho fatta!).

Divulgatore di buona musica sì, questo sì, da sempre! non solo attraverso la radio (ho cominciato giovanissimo, nell’autunno del 1979) ma anche scrivendo su riviste, dirigendo un sito internet (www.bcmai.it), organizzando concerti, festival, stage, mostre fotografiche, jam session, e tenendo seminari sulle origini del rock… la musica fa parte della mia vita da sempre, parlarne approfonditamente con chi la vive allo stesso modo, scambiando opinioni, informazioni, sensazioni, è molto appagante, fa un gran piacere, come leggere negli occhi l’entusiasmo vero di chi ha grande desiderio di conoscere e la sua riconoscenza per il lavoro di divulgazione che stai compiendo. A questi soprattutto dedico il mio lavoro. Dopo tanti anni di attività credo di aver imparato piuttosto bene dov’è il segreto, bilanciare intrattenimento disimpegnato e trasmissione culturale.

Si parlerà di musica ma soprattutto di te. Non credo di essere l'unico a voler sapere qualcosa di più su questa "parentesi" artistica teatrale e cinematografica....

E’ una storia di quasi trent’anni fa… in sintesi, ho studiato recitazione a partire dai primi anni ‘80, col metodo Stanislavskij, quello dell’Actor Studio per intenderci. Il primo spettacolo era all’interno del programma della scuola, il secondo invece fu recitato su di un vero palco,  “Nemico del popolo” di Enrik Ibsen, una rappresentazione convincente realizzata con un gruppo di bravi attori. Poi qualche pubblicità e una dozzina di film, quasi tutti low budget, un paio dei quali finiti nel programma di festival di cinema indipendente (uno lo vinse, per quel film recitavo ed ero cosceneggiatore). Il film più importante in cui ho lavorato lo girai a New York e finì al Festival di Venezia. E’ una parentesi durata otto, nove anni della mia vita, vissuta molto intensamente, come tutto quello che faccio in campo artistico. Devo viverle da dentro le esperienze, non rimango mai in superficie, devo esplorarle, scendere in profondità… In campo musicale, per farvi capire cosa intendo, anche se non ho uno spiccato talento ho preso molte lezioni di chitarra, banjo e mandolino, solo per conoscere tecniche e stili e poter quindi parlare e scrivere di musica americana con competenza.

Com'è nata la tua passione per la musica?

Vallo a capire… avessi avuto amici con cui condividere informazioni e ascolto, o i mezzi attuali… invece no, a dieci/dodici anni stavo ore appiccicato alla radio in attesa di canzoni che avessero un ‘certo’ suono, e le registravo su cassetta. A quattordici arrivò il primo impianto stereo e mi cambiò la vita. Il negoziante che mi stava vendendo l’impianto mi disse di volermi regalare un disco, mi invitò a scegliere un LP tra quelli che aveva in bottega, quel giorno portai a casa il mio primo LP, ‘Rock’n’roll’ di John Lennon, era uscito da pochi mesi.

Negli anni che seguirono, mentre la stragrande maggioranza dei miei coetanei se la spassava con Santa Esmeralda e i Boney M, io facevo la conoscenza di Hank Williams e Robert Johnson. Iniziai col rock and roll, ma il mio percorso fu inverso, a ritroso, scoprivo le radici e capivo l’evoluzione del rock.

In questi trentacinque anni mi sono appassionato a tutti i generi musicali che hanno prodotto il rock e a tutti quelli nati dal rock, li ho seguiti uno ad uno concentrandomi per brevi o lunghi periodi su ciascuno di essi, ma senza mai trascurare troppo gli altri. Ora ascolto musica lasciando che sia l’umore, lo stato d’animo a indicare alla mia mano quale disco prendere dallo scaffale, oggi ascolto di tutto e contemporaneamente, non c’è nulla, davvero nulla di incoerente nell’ascoltare blues, country, soul, punk, folk e surf nell’arco della stessa giornata… Ah, dimenticavo, adoro anche il Barocco, Johan Sebastian Bach mi fa letteralmente volare.

L'anno scorso hai festeggiato 30 anni di radiofonia, un bel traguardo...

1979-2009 fanno giusto trent’anni. Che bella festa è stata. Tutti i presenti erano collegati l’uno all’altro da un filo, non ho fatto promozione per portare più gente possibile, non mi interessava, ho invitato i miei amici dicendogli di sentirsi liberi di portare i loro. Per questo si è respirata un’atmosfera di grande calore. C’erano colleghi di RockFM, Radio Popolare e Virgin, c’erano gli amici con i quali sono cresciuto, i miei fratelli e le loro famiglie, persino i compagni delle elementari e pure mia zia (è rimasta sconvolta), i compagni di classe e gli amici di mio figlio Samuele che ha suonato il pianoforte, c’erano un mucchio di amici musicisti, e quelli con cui suonavo vent’anni fa… poi gli ascoltatori, tanti, venuti anche da molto lontano. E i gruppi che hanno suonato – alla grande! – hanno accettato di esserci dando una risposta positiva immediata, neanche due secondi per pensarci sù. La musica crea bellissime situazioni e grandi rapporti umani. E in questo senso la radio per me è stata uno strumento di inestimabile valore.

Come hai iniziato a fare radio?

Quando cominciai nel ’79 era più facile iniziare perché erano molte le radio locali, se eri competente, sapevi stare davanti ad un microfono ed eri determinato, non era per nulla difficile trovare una collocazione in un’emittente locale. Cominciai a Radio SuperMilano, alla testa della quale, per quanto riguarda la musica, c’era Cris Thellung, grande esperto di rock, poi tra i collaboratori ricordo il bravissimo jazzista Vittorio Castelli, poi Gigio Rancilio oggi critico musicale di notevole spessore e anche un conduttore che di cognome faceva Melzi, proprio come Graziano! Graziano Melzi, il figlio, quindici anni dopo era tecnico di 101 e RockFM, mi curava  lui la regia quando cominciai la collaborazione con RockFM (per inciso è il GraGra Melzi per tanti anni dj all’Alcatraz). A Radio SuperMilano condussi alcune trasmissioni con un ascoltatore, Sergio, un ragazzo in gamba, aveva circa 16 anni, amava soprattutto il rock inglese e in particolare gli Who, era intelligente e colto, mi telefonò perché gli piaceva la mia trasmissione, nacque una simpatica intesa, lo invitai in studio e in seguito conducemmo qualche trasmissione insieme, era forte… poi lo persi di vista, anni dopo cominciò a farsi chiamare ‘Rocco Tanica’.

Dal 1979 ad oggi le radio attraverso le quali sono passato sono diverse ma non moltissime, dopo SuperMilano trascorsi quasi due anni a Radio Popolare, nella storica sede di Via Pasteur, dopo di che alcune radio locali, compresa la piccola ma gloriosa DRB, La Radio Dei Navigli. Si ascoltava solo a Milano, e non la copriva nemmeno tutta, solo la parte sud con la provincia. In quella radio oltre a condurre trasmissioni mi fu affidata la gestione del palinsesto notturno, e sapete che feci? Ma rock and roll naturalmente! Era il 1987, per tre anni quella minuscola radio dalle 21.00 alle 07.00 del mattino mandava in onda solo ed esclusivamente rock and roll, country e blues anni ’50 e primi ’60, tutta musica che arrivava dalla mia discografia personale. Di sera trasmissioni tematiche con Tano Ro, Gianni Del Savio, Augusto Morini, Silvano Brambilla ecc. tutti esperti, giornalisti, conduttori… Marco Mazzantini, il chitarrista dei Crashmen dal palco la sera della festa mi ha ringraziato per avergli fatto ascoltare musica fantastica in quegli anni. Marco ha scoperto soltanto pochi mesi fa che dietro quella programmazione musicale c’ero io, quando glielo dissi personalmente lo scorso inverno. E’ un’informazione in effetti che non ho mai diffuso, nonostante abbia notevole importanza, le radio tematiche negli anni ’80 erano pochissime, fu una delle prime, non fece notizia solo perché si trattava di una piccola radio locale, ma chi l’ascoltava godeva da pazzi!

Nel 1990, conclusa quell’esperienza, passai a Italia Radio, un network nazionale per il quale condussi un programma di musica country e folk. Nel 1993 gli studi di Milano furono chiusi e andò avanti solo da Roma per ancora un po’ di tempo. A quel punto presi carta e penna e mandai una lettera a tutti i network, compreso 101, che la passò al signor Marco Garavelli, Direttore di RockFM, la sorella povera del famoso network con sede in via Locatelli. La sua telefonata venne seguita da un provino che mi vide promosso a pieni voti, e da lì partì la mia collaborazione con RockFM, era il settembre del 1993.

Parlaci della tua esperienza a RockFM, qualche storia, qualche aneddoto…

Il rapporto con i colleghi della radio era quasi inesistente, io ero quello del country che faceva il programma alla domenica sera: andavo, trasmettevo e tornavo a casa, punto. Spero che questo non deluda quelli che si sono fatti un’immagine di una squadra tutta unita e bella solida, non era così. Ricordo di una cena annuale, neanche tutti gli anni, poi qualche raro contatto con il Direttore. Mai incontrato Ringo, qualche rara volta Elena Di Cioccio, di tanto in tanto Treves… Certo, la cosa era diversa per quelli che trasmettevano di giorno, loro si vedevano quotidianamente negli studi. Chi aveva un solo appuntamento settimanale come me, la radio non la viveva. A meno che non si imponesse di frequentarla, cosa che cominciai a fare dopo un bel po' di anni, una decina - mi era facile perchè gli studi erano vicini alla sede del mio day job. Così, feci scoprire ai miei colleghi, probabilmente sorprendendoli, che non ero un monotematico malato di solo country, che amavo e conoscevo profondamente il rock come loro. Quando poi arrivò ‘Good Rockin' Tonight’ e più tardi ‘Garageland’ (diretta con il mio amico Luca ‘Il Metius’ Mattioli) ebbi modo di rivelare che le mie passioni musicali erano molto ampie. La notturna ‘Black Night’ di 6 ore, una delle mie lunghe notti di aprile e maggio 2008, dedicata completamente al blues, al rhythm & blues e al soul, infine, fu un mio definitivo e doveroso tributo ad una musica che in radio era trattata da altri, ma che tanto avrei voluto trasmettere anch'io.

La squadra si formò quando la radio rischiò la chiusura la prima volta, e si consolidò anni dopo a seguito della vicenda che portò all'arresto dei proprietari, cosa di cui tutti i media parlarono. Seguì uno standby lunghissimo, con cento trattative fino all’acquisizione da parte di Mondadori di 101 e, di conseguenza, anche della quota di RockFM. Da quel momento gli elementi della squadra divennero una cosa sola, ci si sentiva tutti i giorni, eravamo impegnatissimi nel volerla migliorare, impazzivamo all'idea che potesse trasformarsi in un network nazionale, come fu ipotizzato da quelli di Monradio, che coinvolsero un noto consulente, Claudio Astorri, per lavorare al progetto. Poi invece, come sapete,  le cose andarono in maniera tristemente diversa, decisero per la chiusura, poco dopo la metà di marzo 2008.

Lo staff della radio decise che la data doveva essere il 31 maggio e che l’ultima settimana le trasmissioni le avremmo condotte al fianco di ospiti, musicisti, addetti ai lavori, ex colleghi. Ne arrivarono mille, a dimostrarci grande solidarietà, a ‘urlare’ quanto fosse assurdo ciò che stava succedendo…

Feci la stessa cosa anch’io, negli ultimi due mesi tutte le mie trasmissioni ospitarono musicisti, discografici, giornalisti, esperti e personaggi vari, spessissimo con musica live, arrivarono gruppi blues, country, rockabilly, bluegrass. E poi organizzai quattro notturne, una di Country Skyline con la partecipazione telefonica di famosi artisti americani come Tim O’Brien, Laurie Lewis, Dan Crary e John McCutcheon; un’altra dedicata al punk, una Garageland condotta col Metius e con la partecipazione di Stefano Gilardino, giornalista della rivista Rock Sound; un’altra ancora denominata Black Night, tutta blues, r&b e soul… queste notturne cominciavano alle 22.00 e terminavano alle 5 del mattino, il feedback da parte degli ascoltatori era letteralmente incredibile, meraviglioso. La quarta notturna, quella di Good Rockin’ Tonight, dedicata al rock and roll, fu poi un’esperienza indimenticabile, dalle 22.00 alle 08.00 del mattino seguente, dieci ore ininterrotte di conduzione, con una schiera di ospiti, 2 band rockabilly live in studio, con Roberto Ferrante, bassista dei Dreamers giunto negli studi alle 3 del mattino dopo aver tenuto un concerto con DJ Fontana, il batterista di Elvis, venne a raccontarci l’esperienza di aver suonato con lui qualche ora prima! Partecipò anche Greg, il personaggio radiofonico/televisivo, appassionatissimo di rock and roll, e poi gli ascoltatori, invitai gli ascoltatori a chiamare e urlare “Gooood Rockin’ Tooooonight” al telefono e lo fecero in tanti, a squarciagola! Verso le quattro del mattino lanciai la proposta di una colazione insieme a qualche ascoltatore, dissi “chissà se qualcuno alla fine della trasmissione vuole fare colazione col Fowleasy…”  beh, alle 8 arrivò una coppia da Genova a bordo di una storica Fiat 127! Chiusi la trasmissione con un brano tratto dal primo LP che mi portai a casa quando avevo 14 anni, “Rock and Roll” di John Lennon… avete idea dell’emozione?

Tutte queste notturne le passai in studio con alcuni amici di origine sarda che organizzarono una tavola speciale, mentre si trasmetteva buona musica gustavamo gran vino, meraviglioso formaggio e pane carasau!

Avrei altre mille storie da raccontare, su quei due ultimi mesi di RockFM, sull’ultima settimana, sulle ultime 24 ore, sul rapporto con gli altri dj, riguardo a come stavo dopo aver salutato gli ascoltatori con il mio discorso alla fine dell’ultima trasmissione di Good Rockin’ Tonight la sera del 29 maggio, dell’abbraccio che ci siamo scambiati in via Pisani alle 18.00 del 31 maggio con gli ascoltatori, di come è stato trasmettere pochi minuti prima della chiusura l’ultima canzone dei miei 15 anni a RockFM, con a fianco i miei due figli, io e loro chiusi nello studio, e fuori dalla porta tutti i colleghi emozionantissimi, e in strada un migliaio di amici e in ascolto chissà quante migliaia di cuori che stavano battendo per la nostra radio. E chi se li scorda più quei momenti?

Realtà come RockFM sembrano sempre destinate a una ristretta nicchia di appassionati, come se la "massa" non possa mai apprezzare. Tu cosa ne pensi?

No, il livello si sta alzando, sono ottimista. Il problema dell’ignoranza musicale dell’italiano medio non risiede nei suoi limiti, mi pare ovvio, è solo causa del fatto che i grandi media fino a qualche anno fa non trattavano altro che musica ‘commerciale’, canzonette di basso profilo artistico. Oggi le cose stanno diversamente, le edicole sono piene di riviste, le grosse città offrono molta live music (anche le città del Sud stanno meglio, seppur molto peggio di quelle del Nord), c’è Internet e le sue mille web radio, e la radio tradizionale trasmette musica di più alta qualità di quanto non se ne potesse ascoltare in passato… Lo Stato dovrebbe fare di più, la musica dovrebbe entrare di più e meglio nelle scuole, il lavoro di educazione musicale dovrebbe partire da lì. Ma i nostri governi sono miopi, tutti, quelli passati e particolarmente quello attuale… un capo di governo proprietario delle televisioni commerciali più importanti del Paese, televisioni che riservano alla musica solo il ruolo di base sonora per i balletti delle veline, come possiamo pensare che sviluppi un discorso musicale serio? La televisione migliorerà solo quando tutti gli italiani avranno modo di navigare all’interno di un’ampia gamma di canali, quando potremo tutti sintonizzarci sui canali internazionali…

Parlando nello specifico di radio e di rock, a parte i rarissimi casi di emittenti come RockFM e di altre radio locali di tipo non commerciale che da sempre spingono la buona musica, oggi, ripeto, si ascolta musica migliore, almeno in termini generali. Per questo non mi ha affatto sorpreso l’arrivo di Virgin Radio, i tempi erano maturi perché in Italia nascesse una radio rock ‘di massa’. Alle tante riunioni dello staff di RockFM con i rappresentanti di Monradio (la società avviata da Mondadori quando decise di entrare nel mondo della radio acquisendo 101 e di conseguenza RockFM) lo ripetevamo in continuazione. I quasi due milioni di ascoltatori di Virgin dimostrano che il pubblico c’era, era lì ad attendere. Quei due milioni di ascoltatori dimostrano anche, inequivocabilmente, l’incompetenza di chi decise di chiudere RockFM… altrove i responsabili di un errore tanto clamoroso sarebbero stati accompagnati alla porta. Se di errore si è trattato... ma credo invece sia stata una scelta precisa, quella casa editrice, e ciò che le stà alle spalle, non ha nulla a che spartire con la cultura rock.

…e dopo RockFM?

Alla fine di luglio, due mesi esatti dopo la chiusura di RockFM cominciavo, anzi ricominciavo con Radio Popolare. Dopo una breve pausa di 26 anni tornavo al microfono di Radio Popolare, anche questa una bella emozione. Durante l’estate andò in onda Good Rockin’ Tonight, con il palinsesto invernale venni riconfermato, ma con una risposta negativa alla mia richiesta di presentare due diverse trasmissioni, una di rock and roll e un’altra di country e roots music. Allora ne creai una nuova col titolo  ‘Crossroads’, ovvero un bel pretesto per mandare in onda tutto quello che mi piace. La collaborazione va avanti, mi diverto e l’apprezzamento da parte degli ascoltatori è notevole.

Poi Virgin Radio… metà marzo del 2009, mi chiama Ringo, urla “Ruaaack en roouull!!! Hey Maurizio, che ne pensi di una collaborazione con Virgin Radio?” e io rispondo “Uè ciao Ringo! La stavo aspettando questa telefonata!” … e sono partiti i nuovi 30 anni di radioattività…


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Antlon

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Commenti
civa72
22 Gen 2010
Grande Maurizio
Però adesso sono troppo curioso di vederlo come attore!
104.5
22 Gen 2010
un torrente in piena come al solito Fowly!

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